Less is more

miroblog Molti di voi conosceranno il famoso chef Gordon Ramsey e il suo programma “Cucine da incubo”. In una delle prime edizioni inglesi, Ramsey è andato in un elegante ristorante di Inverness, in Scozia, dove uno chef francese proponeva una cucina estremamente raffinata e complessa, lontana anni luce dalla semplice genuinità della convivialità scozzese. Quella fu forse l’unica volta in cui Ramsey chiamò nel suo programma un esaminatore Michelin, quelli che giudicano e danno le stelle ai ristoranti migliori, facendogli giudicare i due piatti a base di capesante realizzati dallo chef francese e da lui stesso. Il piatto dello chef aveva qualcosa come 12 diversi ingredienti, una infinita e complicata sequela di sapori. Quello di Ramsey solo 4. L’esaminatore giudicò il piatto di Ramsey semplice, ma potenzialmente meritevole di una stella o due, quello dello chef, pur se tecnicamente ottimo, non valeva più una “rosetta”, che è un po’ il contentino per chi non merita le stelle, ed usò, per spiegare la sua valutazione, l’assunto “less is actually more”. Meno è in realtà meglio.
Cosa c’entra questo con Villamiroglio? Sono stati recentemente inaugurati i restauri del Monumento ai Caduti nel Viale di Vallegioliti, per cui risultano spesi nei documenti recentemente pubblicati circa 5.500€, che forse meriterebbero una visita del famoso chef scozzese….
Gli “ingredienti” nel Viale di Vallegioliti infatti oggi sono: legno grezzo per le staccionate, legno, ferro verde e pietra per le panchine (+muffa), calcestruzzo per i cordoli della staccionata, ghiaia per il fondo, granito del Monumento ai Caduti, marmo della pietra sul monumento, pietra per il cordolo attorno al monumento, pietrisco bianco attorno al monumento, pietra grigia per lo scivolo davanti al monumento, mal posizionate e carnevalesche luci (che non riescono nemmeno nell’intento di essere) tricolori, palo di ferro nero alzabandiera (storto, sono tutti così, no?!).
13 “ingredienti” diversi. Più delle le capesante dello chef francese di Inverness…
Ma magari “cucinati” meno meglio. Lo “scivolo” che è stato fatto di fronte al monumento, lasciando stare che è stato realizzato “a schiena d’asino”, come si dice in gergo, cioè a cunetta, e non con una pendenza lineare, di fatto impedisce l’accesso ai disabili (e non solo), che ovviamente non possono salire sui cordoli e poi sostare su un tratto in pendenza senza rischiare di finire nell’affossamento. Come si sa l’acqua va sempre verso il basso, ma questa legge fisica non deve essere stata considerata per i lavori attorno al basamento del monumento, che sono stati fatti con pendenze che portano l’acqua a ristagnare tutt’attorno al monumento, rendendo di fatto inutili gli spazi lasciati aperti nel cordolo sul retro per il deflusso delle acque, forse sperando che risalga la sua stessa corrente come i salmoni. Non si è forse nemmeno considerato per la posa del pietrame bianco di riempimento che quando verrà l’autunno cadranno le foglie degli alberi… e che con la pioggia e l’umidità autunnale queste foglie marciranno sulle pietre, da dove sarà impossibile toglierle del tutto. Marcendo creeranno prima un aspetto sporco, poi uno strato di humus che consentirà la crescita di muschi ed erba, che saranno anch’essi difficili da togliere, considerata l’irregolarità del pietrame. Quindi il monumento avrà sempre un aspetto sporco e trasandato? Senza considerare che questo pietrisco si è incollato al basamento, rovinandolo forse irreparabilmente, e che i lavori fatti hanno sporcato la ghiaia, trasformando il viale in un mezzo pantano per mesi, salvo sentire la necessità di ripristinare la “pulizia” nell’imminenza dei riflettori dell’inaugurazione… come sempre ad eventu….
Come ci ricorda Mauro Corona, la vita è come scolpire, bisogna TOGLIERE, TOGLIERE, TOGLIERE… togliere, ma senza far vedere che si è tolto. Quando si tratta, infatti, di interventi su opere architettoniche del passato, chi pratica questo mestiere sa che è necessario evitare ogni alterazione o reinterpretazione del monumento, per scongiurare il pericolo di menomare, o addirittura obliterare il bene e i valori in esso contenuti, così come fanno i migliori chirurghi plastici, quelli tanto bravi e accorti nel loro lavoro che non si vede dove sono intervenuti….
Far notare a tutti costi di aver fatto qualcosa non porta mai nulla di buono… e infatti questi assunti erano stati pienamente dimostrati dal lavoro della ditta che si è occupata del restauro del monumento, che lo ha ripristinato senza che quasi ci si accorga del suo interevento e che aveva giustamente anche liberato la base del monumento, riportandolo tutto alla luce.
Ma si è voluto anche qui complicare e snaturare tutto, con aggiunte del tutto inutili al monumento e acciarpate, addirittura “obliterando” in notturna il lavoro dei restauratori con l’utilizzo di luci che forse nell’intento volevano essere tricolori, ma che nei fatti sono una arlecchinata scombinata che priva il monumento del suo sobrio aspetto originale e non c’entrano nulla con niente… tranne accodarsi alle recenti impennate nelle spese della luce pubblica (sempre stando ai recenti documenti) a carico del Comune, ergo dei cittadini….
Dopo il doveroso e perfetto intervento dei restauratori, sarebbe stato molto meno costoso e più semplice (si parlava di circa 2 metri di cordolo e 1-2 giorni di escavazione) semplicemente abbassare tutto il livello del viale (con scivolo per l’accesso ai disabili in capo) riportandolo a quello originale, che lasciava interamente libero il monumento, sistemando uno strato di ghiaia pulita, e ripulendo anche i rigetti dei tigli, ottenendo un bellissimo viale pulito e decoroso, che metteva in pieno risalto il monumento e invitava ad una sosta rilassante, esattamente come se tutto fosse nuovo, ma mantenendo la piena originalità del sito, che poi è  quello che può solo essere l’unico scopo di ogni intervento di restauro, non serve, anzi, non si deve inventare nulla….
Pulizia, decoro e rispetto dell’originale, è tutto quello che chiedono e vogliono i potenziali turisti del Monferrato, e di cui facilmente ci si rende conto parlando con loro….
Per la cronaca, il raffinato e complicato ristorante di Inverness aiutato da Ramsey è stato chiuso. Il proprietario ha compreso la strada da seguire in quel mestiere e in seguito ha riaperto il locale ex novo come brasserie che serve piatti profondamente scozzesi, costruiti con semplicità su ingredienti di alta qualità. Esattamente come aveva suggerito Ramsey.
DO LESS TO DO MORE. A presto.

Il nuovo monumento con lo scivolo antistante, e le conseguenze, prevedibili, delle prime piogge: ristagni d’acqua e sporcizia.
Le luci pseudo-tricolori del momumento in notturna